Dalla pizza al ritratto, le basi sono tutto!

 

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Alcuni di voi staranno esclamato “COSA ?” Non avete tutti i torti, poiché la pizza e la fotografia di ritratto poco centrano tra loro, tuttavia se ci mettete un po’ di arguzia, il paragone vi calzerà a pennello.

Per afferrare il nesso tra le due cose iniziamo con il prendere in esame la pizza e i suoi ingredienti: Farina, acqua, lievito, sale, pomodoro e mozzarella. E’ palese da dire, ma lavorando nel modo corretto questi ingredienti di base, il pizzaiolo avrà un “punto di partenza” sul quale ogni aggiunta che farà non sarà altro che un miglioramento nel sapore.

Ora applichiamo alla fotografia il concetto che: una buona “base” è già di suo una buona fotografia, da qui valutiamo poi se occorre aggiungere qualche altro ingrediente oppure no.

Abbiamo appurato che la pizza è composta di “tot” ingredienti e che la combinazione di questi ci restituisce un risultato buono o scadente. Di conseguenza come per il pizzaiolo, anche il fotografo (cioè voi) che si accinge a realizzare un ritratto ha a disposizione “tot” ingredienti che brevemente ricapitoliamo in: Soggetto, luce, e punto di ripresa (altro non serve). Come per la pizza anche in fotografia il giusto dosaggio dei tre elementi inciderà nel risultato finale che vogliamo ottenere. (quest’analogia può essere applicata a ogni genere fotografico.)

Qualcuno ora si starà domandando……. Se bastano tre cose per realizzare una buona fotografia di ritratto, perché’ tutti gli esperti (o guru) tirano in ballo 1000 aspetti diversi quando propongono i loro corsi e i loro workshop? Attenzione, per rispondere a questa giusta osservazione devo prima sintetizzare e definire i nostri “tre ingredienti”:

–        A) IL SOGGETTO

Nel ritratto fotografico un soggetto può essere di suo già interessante e gradevole (indifferentemente che sia una giovane ragazza come un’anziana o un bambino) se pur fotografato in un luogo “anonimo” attraverso una luce piatta, sarà indubbiamente capace di attirare l’attenzione e la stima dall’osservatore. Questo succede quando la particolarità del soggetto è talmente forte da prevalere sulla comparizione scenica nella foto. Pertanto, la prima cosa da evitare se decidete di dedicarvi al ritratto è di cercare un luogo bellissimo come location per la vostra foto, questo desiderio scenico tenetelo per un secondo momento. Piuttosto valutate subito il vostro soggetto cercando in esso aspetti caratteristici che solitamente si possono riscontrare nel modo di posare, di sorridere, di sgranare o socchiudere gli occhi oppure cercate in esso segni particolari che possano valorizzarlo e renderlo unico se ripresi nello scatto che state per realizzare.

–        B) LA LUCE

Prendiamo il caso in cui il soggetto che avete a vostra disposizione non “brilli di luce propria” e non trasmetta nessun magnetismo tale da attrae l’osservatore. In questo caso può essere d’aiuto “un’astuta illuminazione” con il fine di condizionare l’osservatore nel giudizio della foto. Ovviamente deve essere una luce particolare e per certi versi “creativa” come quella che possiamo sfruttare da una finestra a una certa ora del giorno socchiudendo la veneziana o il balcone, oppure una luce soffusa e calda come quella che possiamo ottenere accendendo delle candele o delle lampade a olio. In fine anche una luce empirica o per meglio descriverla “industriale” come per esempio quella generata da diversi frangenti che lasciano filtrare sprazzi di luce in schemi geometrici molto precisi e complessi. Tutto ciò può essere un valore aggiunto per potenziare l’impatto visivo del nostro ritratto. Questi stili d’illuminazione ci tengo a precisarlo non sono brevettati da nessuno, ne esiste un custode che ne detiene l’arte, i segreti o l’uso corretto. Il “giocare “ con luce in fotografia è una prerogativa dei fotografi da sempre, e posso giurarvi che non c’è nulla di più bello se non quello di sperimentare con la luce nuove forme d’illuminazione senza farci influenzare nelle nostre scelte da nessuno.

–        C) PUNTO DI RIPRESA

Quando il soggetto e l’illuminazione non bastano da soli per realizzare il nostro progetto, in questo caso possono venirci in aiuto le inquadrature “particolari” necessarie ad anteporre la parte migliore di un soggetto rispetto a tutto il resto. Osare favorendo un angolo di ripresa non convenzionale, rispetto al classico taglio a mezzo busto ci permette di rendere evidente una o più sfaccettature della persona che stiamo ritraendo. Quindi in assenza di un SOGGETTO ADEGUATO e di una LUCE CREATIVA, L’INQUADRATURA può essere quel tocco peculiare che induce l’osservatore a guardare e ad analizzare la nostra fotografia.

Ora che abbiamo visto i tre punti (soggetto, luce, punto di ripresa ) il passo successivo è quello di mettere a proprio agio il soggetto, ottenendo dallo stesso una collaborazione spontanea e non artificiosa. Per fare questo vi assicuro che NON SERVE ESSERE PSICOLIGI (come tanti si vantano), basta solo dialogare in modo schietto iniziando magari con il spiegare le vostre intenzioni per lo scatto che state per fare, cosi che il soggetto si senta partecipe e non solo un “oggetto di scena”.

Ora che abbiamo visto le basi e le stiamo annoverando passo dopo passo senza l’aiuto di nessuno, prima di proseguire provate a pensare quanti sono i fotografi “qualificati” che quotidianamente danno consigli su come realizzare uno scatto “BELLO”, “ARTISTICO” e “GIUSTO” . Attenzione, bello e artistico posso accettarlo poiché ognuno può mettere del suo in una foto….. ma “GIUSTO” secondo chi dico io! Queste persone si dimenticano spesso della sacrosanta regola che prende spunto proprio dalla sensibilità individuale di ogni persona: “ Non è bello ciò che è bello ma lo è ciò che piace”! E su questa frase vi lascio ragionare se effettivamente voi vi siete mai posti il problema di dire: La mia foto mi piace, e non m’interessa nulla se tizio o caio mi dicono che va fatta cosi o colà solo per il fatto che tutti lo fanno in quel modo.

In fine, dopo aver divagato per vari concetti, vi spiego perché ho iniziato questa introduzione paragonando la pizza e il ritratto in fotografia.  L’ho fatto per rispondere a quelle persone che “non essendo sicure del proprio modo di operare”, si affidano a corsi a Workshop, dove più che imparare a essere se stessi e a trovare la propria strada in fotografia, a queste persone sono offerti dei paletti mentali che ne vincolano la creatività. In molti di questi corsi chi spiega lo fa dal “proprio punto di vista”  e cosi facendo soffoca la sensibilità di ogni singolo fotografo a favore di una non ben chiara regola che decreta un canone di bellezza nelle fotografie di ritratto. Signori, lo sappiamo da noi che pur seguendo i mille e più consigli dati da questi “esperti” non diventeremo mai dei Michelangelo Merisi (Caravaggio) in fotografia di ritratto. Quindi, come quando vi mettete a provare a fare la pizza a casa senza per forza di cosa frequentare un corso ” da pizzaiolo ” , vi suggerisco di farlo anche in fotografia, assaggiando di volta in volta i lavori che portate a termine. Consiglio a tutti di essere critici con se stessi e di valutare in prima persona ogni foto. Solo così possiamo apprezzare quello che realizziamo senza dover cercare un riscontro presso di altri, fidatevi non c’è miglior foto di quella che piace a noi stessi.

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