IL FOCUS STACKING FAI DA TE

 

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Nel web ci sono già centinaia di articoli con spiegazioni in merito al Focus Stacking, quindi ho deciso di scrivere questo articoletto non tanto per darvi lezioni in merito, ma come guida personale da sviluppare e migliorare proprio con la didattica che prolifera sul web. Iniziamo con il dare in sintesi una spiegazione del F.S. e di cosa aspettarci da questa tecnica “sotto certi aspetti” divertente e curiosa.

Il Focus Stacking è una tecnica di ripresa usata spesso nella fotografica digitale (ma anche nella scansione mediante microscopi elettronici) che prevede di realizzare una serie di scatti della stessa inquadratura dove il piano di messa a fuoco sia differente su ognuno di essi (per differente si intende a fuoco prima o dopo dello scatto iniziale). Lo scopo di questa tecnica “artigianale” è di ottenere un’immagine finale con una profondità di campo maggiore di quella che potreste avere con un solo scatto ad una data apertura del diaframma. Il F.S. si usa principalmente in macrofotografia quando la distanza ravvicinata del soggetto alla fotocamera/ottica, riduce la profondità di campo a pochi millimetri o in certi casi a pochi decimi di millimetro. Con la sequenza di fotografie ottenute mediante la variazione del piano di messa a fuoco (da un minimo di 2 ad un massimo di n° scatti ) andremo mediante software appositamente progettati a combinare o a impilare le zone nitide di ogni scatto, fondendo in fine il tutto in un’unica immagine. I programmi più utilizzati nell’ambito amatoriale e prof.le sono Adobe Photoshop, Helicon Focus, Zerene Stacker.

Definito a grosse linee di cosa si tratta il F.S., ora vediamo i 2 metodi principali per ottenere le nostre sequenze di fotografie.

  1. Lo spostamento del piano di messa a fuoco mediante slitte micrometriche
  2. La variazione della messa a fuoco interagendo direttamente sull’ottica

Nel primo caso dobbiamo munirci innanzitutto di un “qualcosa” che ci permetta di spostare (avanti e indietro) la macchina fotografica quanto basta per variare il piano di messa a fuoco nella nostra sequenza di scatti. Questo accessorio si chiama comunemente “slitta micrometrica”. Se controllate online ne trovate di ogni marca e di ogni prezzo. Quindi non sto a dirvi quale prendere e per quale motivo altrimenti starei scrivendo un articolo sulle slitte (cosa che forse farò più avanti), vi posso solo consigliare genericamente di acquistare (budget permettendo) una slitta precisa nei movimenti per evitare problemi mentre state operando sul piano di messa a fuoco.

Nel secondo caso ( che io sconsiglio ) si va ad intervenire direttamente sulla messa a fuoco ruotando l’anello della nostra ottica. Anche in questo caso spostando la messa a fuoco (avanti o in dietro) avrete lo stesso risultato di quello ottenuto mediante la slitta micrometrica. Perché lo sconsiglio? Primo perché mettendo mano all’ottica rischiate di spostare anche se di poco l’inquadratura della vostra scena e di conseguenza il parallelismo creato inizialmente, secondo motivo perché il focus stacking si compone di micro movimenti tutti uguali e voi per quanto “precisi possiate essere”  difficilmente girerete l’anello in modo tale da ottenerli. C’è da dire che se avete un budget abbastanza ampio e siete appassionati di corpi macchina sofisticati, avete la possibilità di scegliere alcune reflex o mirrorless nelle quali il sistema di Focus stacking con spostamento della messa a fuoco e’ stato implementato come accessorio. In questo caso voi non dovete toccare nulla perché la macchina stessa ruota la ghiera e realizza in automatico la sequenza di scatti che avete scelte.

Ora veniamo a noi e come faccio solitamente per realizzare il mio focus stacking. Non sono un professionista e non uso particolari attrezzature sofisticate, ho: un treppiedi manfrotto xb190, una slitta della Neewer che ho riadattato modificandola secondo le mie esigenze, ottica macro Sigma 105 EX DG hsm ( personalmente la trovo una delle migliori ottiche per la macrofotografia ).  Quando realizzo il focus stacking se posso non vado mai oltre le 5 pose per non incappare in errori durante l’ editing con uno dei programmi di post produzione, ma se il caso lo richiede arrivo anche a 30 ed oltre scatti in sequenza. Di solito gli errori riguardano la dimensione del soggetto che cambia con il variare della messa a fuoco o meglio le zone non più a fuoco si ingrandiscono più del dovuto e nell’allinearsi durante l’editing creano artefatti visibili. Oltre a questi ci sono piccoli errori di sfasamento inquadratura nel caso si muova il soggetto o ci siano vibrazioni sulla fotocamera. Generalmente utilizzo per il F.S. diaframmi che partono da f5.6  e arrivano f16 in quanto con il F.S. desidero ottenere un ottimo sfocato di sfondo oltre ad una buona profondità di campo sul soggetto. Usare diaframmi da f22 in su durante il F.S. non è vietato anzi, cosi riducete il numero di scatti da impilare per avere tutto il soggetto nitido, però lo sfondo diventa al quanto leggibile causando in molti casi confusione nella lettura del soggetto.

Sotto alcuni scatti realizzati proprio con questa tecnica del S.F. Saluti Mario Nicorelli

Risflessi su goccie – Mario Nicorelli
Risflessi su goccie – Mario Nicorelli
Risflessi su goccie – Mario Nicorelli
Risflessi su goccie – Mario Nicorelli